Santa
Maria di Leuca è una delle frazioni del
comune di Castrignano del Capo insieme a
Salignano e a Giuliano di
Lecce, in provincia
di Lecce.
È la propaggine più meridionale tra i
vertici ideali del Salento, insieme a
Taranto nell'omonima provincia e a Pilone
nel territorio di Ostuni (BR).
È una rinomata località turistica.
In passato era divisa
fra il comune di Gagliano del Capo per la
parte ove è ubicato il Santuario di Santa
Maria de Finibus Terrae, e il comune di
Castrignano del Capo per la parte compresa
tra Punta
Ristola e Punta Meliso; una vicenda
legale tra i comuni di Castrignano del Capo
e Gagliano del Capo, appena conclusa dopo 83
anni, ha stabilito che Leuca ricade
interamente nel comune di Castrignano del
Capo.
Più precisamente si intende per
Santa
Maria di Leuca la zona sopra il
promontorio su cui si trova la Basilica e il
faro (che con la sua altezza di 48 metri e
la sua collocazione a 102 metri sul livello
del mare è uno dei più importanti d'Italia),
mentre la Marina di Leuca è situata più in
basso e compresa tra la Punta Meliso e la
Punta Ristola.
Punta Meliso è archeologicamente
importante per il ritrovamento di reperti
dell’età del bronzo che riguardano un
villaggio fortificato. Verso la fine del
Bronzo medio (tra la fine del XV e l’inizio
del XIV sec. a.C.) il villaggio si trovava
nei pressi dell’attuale Santuario; durante
il Bronzo recente (XIII – XII sec. a.C.)
l’abitato occupava anche i terrazzi
inferiori, fino ad estendersi, nel Bronzo
finale, anche nel pianoro mediano della
punta.
È consuetudine ritenere che la
Punta Meliso,
estremo lembo del tacco d'Italia,
rappresenti il punto d'incontro tra le acque
del Mar Adriatico e del Mar Ionio; in realtà
tale considerazione è errata, in quanto
secondo tutte le carte nautiche e gli
accordi internazionali tale punto d'incontro
è rappresentato dal punto più ad est
d'Italia, chiamato
Punta Palascia,
nei pressi di Otranto, localizzata in
prossimità del 40° parallelo nord, quindi
Leuca è interamente bagnata dal Mar Ionio.
L'errore di questa credenza è tuttavia
sostenuto dal fatto che a
Punta Meliso
è spesso visibile una linea di separazione,
ben distinguibile cromaticamente, dovuta
all'incontro fra le correnti provenienti dal
golfo di Taranto e quelle dal canale
d'Otranto,
suggerendo alla fantasia popolare un confine
fisico fra due mari.
Dall'ottobre 2006, il suo territorio rientra
nel Parco Costa
Otranto - Santa Maria di Leuca e Bosco
di Tricase istituito dalla Regione Puglia
allo scopo di salvaguardare la costa
orientale del Salento, ricca di pregiati
beni architettonici e di importanti specie
animali e vegetali.
Poco fuori Punta
Ristola, a 85 metri sotto il livello del
mare, giace lo scafo del sommergibile
oceanico italiano Pietro Micca, affondato
durante la seconda guerra mondiale col suo
equipaggio di 58 marinai.
La leggenda narra che Santa Maria di Leuca
(o forse Porto
Badisco) sarebbe stata il primo approdo
di Enea. Successivamente sarebbe qui
approdato San Pietro, il quale, arrivato
dalla Palestina, iniziò la sua opera di
evangelizzazione, per poi giungere a Roma
dove fondò la Chiesa. Fu allora che Leuca
assunse il suo nome completo di "Santa
Maria di Leuca". Il passaggio di San
Pietro è anche documentato dalla colonna
corinzia del 1694 eretta sul piazzale della
Basilica, recentemente ristrutturata.
Una scalinata di 184 gradini collega la
Basilica al sottostante porto facendo da
cornice all' Acquedotto Pugliese che,
terminando a
Leuca,
sfocia in mare: la costruzione dell'opera
iniziò nel 1906, poi, con l'inizio della
prima guerra mondiale, i lavoro si fermarono
e furono ripresi solo dopo la conclusione
della guerra. Quindi l'Acquedotto Pugliese
giunse a Leuca nel 1939, anno in cui l'opera
fu completata. La monumentale scalinata e la
colonna romana che ne segna il termine
furono inviate da Roma dal Duce Benito
Mussolini.
Nel tratto di costa da
Punta Ristola
a Punta Meliso è presente un banco di
roccia contenente noduli fosfatici
giallo-marrone e fossili fosfatizzati
inclusi in uno strato di 70-80 cm di
calcareniti friabili giallastre, ad
un'altezza di circa 10 m sul livello del
mare. Queste fosforiti, formatesi in
ambiente di acque basse durante una fase
regressiva pleistocenica, rappresentano
attualmente gli unici, modestissimi depositi
del genere conosciuti in Italia. Dopo Punta
Meliso, verso Otranto, il fronte
costiero diventa più alto e selvaggio, con
strapiombi di 50-60 m, e il fondale
raggiunge subito, a pochi metri dalla costa,
i 20-30 m di profondità, assumendo una
colorazione blu intensa. Nella parete sottostante il Faro di
Leuca
si apre la Grotta Cazzafra, con tre cavità
intercomunicanti aperte nei calcari
cenozoici e profonde circa 30 m; nella
cavità centrale si può ammirare una breccia
ossifera.
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